Una nuova tassa sugli animali domestici sta per arrivare in Francia nel 2025, e promette di far discutere ancora a lungo. Non si tratta dei soliti 70 euro: i costi saranno ben più alti, e l’impatto potrebbe cambiare il modo in cui conviviamo con i nostri animali. Vediamo insieme tutto quello che c’è da sapere, tra cifre, polemiche e possibili esenzioni.
Quanto si pagherà davvero per un cane o un gatto?
I dati sono chiari: la tassa annuale prevista sarà decisamente più salata di quanto molti immaginavano. Ecco le cifre indicative:
- Tra 80 e 120 € all’anno per ogni cane, in base a taglia, razza e Comune di residenza
- Tra 50 e 80 € per ogni gatto, sempre con variazioni locali
Alcune città potrebbero applicare tariffe specifiche, simili a quelle che si usavano per la tassa sulla casa. Il modello di riferimento? La Germania, dove una misura analoga genera oltre 420 milioni di euro l’anno.
Non è la prima volta che si parla di una tassa simile: in Francia esisteva una “tassa canina” fino al 1971. Le ragioni del ritorno? L’aumento esponenziale degli abbandoni e i rifugi ormai allo stremo.
A cosa servirà la nuova tassa sugli animali?
Il governo giustifica la misura con obiettivi ben precisi:
- Limitare le adozioni impulsive: chi deve pagare, ci penserà due volte prima di adottare
- Finanziare i rifugi e le associazioni sovraccariche
- Prevenire il maltrattamento attraverso campagne educative
- Aiutare le famiglie in difficoltà offrendo visite veterinarie a costo ridotto
- Garantire maggior sicurezza pubblica grazie a un registro nazionale dei cani pericolosi
L’idea è semplice: chi è davvero responsabile sarà disposto a sostenere un piccolo costo annuale. Ma l’intento virtuoso rischia di scontrarsi con la realtà.
Una misura che divide e fa discutere
Secondo un recente sondaggio, il 62% dei francesi si oppone alla tassa. Le critiche più forti riguardano l’effetto paradossale della misura:
- Aumento degli abbandoni, soprattutto tra famiglie con basso reddito
- Calano le adozioni: stimate in diminuzione del 20%
- Sembra una doppia penalizzazione per chi già si prende cura degli animali con spese veterinarie elevate
Una petizione contro la tassa ha già raccolto oltre 150.000 firme. La sensazione diffusa? Che i veri penalizzati siano proprio gli amanti degli animali e le fasce più vulnerabili della popolazione.
Esenzioni e alternative possibili
Per spegnere la polemica, il governo sta valutando alcune modifiche che potrebbero ammorbidire l’impatto della tassa:
- Esenzione totale per cani guida e cani da assistenza
- Tariffa ridotta per i nuclei familiari con più animali
- Plafonamento al 1% del reddito fiscale del nucleo familiare
- Credito d’imposta sulle spese veterinarie
- Un certificato di impegno rimborsabile in caso di nessun abbandono dopo tre anni
Alcuni parlamentari propongono anche di coinvolgere negozi e associazioni per creare un modello più equo e sostenibile. Nulla è ancora definitivo. Ma il dibattito è acceso.
Cosa devono fare i proprietari già oggi?
Chi ha già un cane o un gatto non può restare con le mani in mano. Ecco cosa è importante fare fin da ora:
- Prevedere la tassa nel proprio bilancio familiare per il 2025
- Verificare le eventuali esenzioni in base alla propria situazione
- Partecipare alle consultazioni pubbliche previste a giugno
Il governo punta alla prevenzione. Ma molti osservano come la tassa, alla fine, rischi di produrre l’effetto opposto: più abbandoni e meno legami duraturi con gli animali.
Un nuovo rapporto tra l’uomo e i suoi animali?
Più che una questione economica, questa tassa tocca un tema profondo: il posto che gli animali occupano nella nostra vita quotidiana.
Per alcuni, pagare è un modo per dichiarare responsabilità. Per altri, è solo un peso in più che rischia di spezzare legami già fragili.
Quel che è certo è che milioni di famiglie trovano conforto, compagnia e stabilità emotiva nei loro animali domestici. Imporre una tassa può cambiare radicalmente questo equilibrio. E forse, non in meglio.




