Le perdono il cane in volo e lo trattano da “bagaglio”: la sentenza indigna tutti

Una sentenza recente ha sollevato un’ondata di indignazione in tutta Europa. Un cane smarrito durante un volo è stato considerato dalla giustizia europea alla stregua di una semplice valigia. Possibile che, nel 2025, un animale d’affezione venga ancora trattato come un oggetto qualunque?

Il caso che ha scosso l’opinione pubblica

Era il 22 ottobre 2019 quando una donna si imbarcava su un volo Iberia, da Buenos Aires a Barcellona, insieme alla madre e alla sua cagnolona di grossa taglia. Per via delle dimensioni, l’animale non poteva viaggiare in cabina e venne affidato alla stiva pressurizzata, come previsto dalle norme della compagnia.

Ma qualcosa è andato storto. Durante il caricamento in aeroporto a Buenos Aires, il cane è fuggito e non è mai più stato ritrovato. Una perdita dolorosa, certo. Ma ancor più amara è stata la risposta della compagnia e, soprattutto, della giustizia europea.

Il risarcimento: come se fosse un oggetto

La compagnia aerea ha accettato la responsabilità. Tuttavia, ha offerto un risarcimento di appena 1.627,63 euro, l’importo previsto dalla Convenzione di Montreal per lo smarrimento di un bagaglio non dichiarato di particolare valore.

Sì, per la legge europea, la cagnolina era un “bagaglio”. Un contenuto come qualsiasi altro. Non importa se cammina, prova emozioni e ha accompagnato la sua padrona per anni. La passeggera, distrutta, ha tentato di ottenere 5.000 euro di risarcimento per danno morale. Ma la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha confermato l’inquadramento dell’animale come “bene materiale”, e ha negato l’aumento del risarcimento.

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Perché è andata così: la questione legale

La chiave della questione sta in un dettaglio tecnico. Al momento del check-in, la viaggiatrice non aveva compilato la cosiddetta “dichiarazione speciale di interesse”. Questo documento consente di attribuire a un bene un valore superiore rispetto al limite standard, ma comporta anche un costo aggiuntivo.

In assenza di questa dichiarazione, i limiti di responsabilità del vettore non possono essere superati. La Corte ha puntualizzato che questo sistema vale anche per gli animali da compagnia, considerandoli, nei termini legali del trasporto internazionale, parte del bagaglio.

Una sentenza che fa discutere

La decisione della Corte ha aperto un ampio dibattito. Molti ricordano infatti che il Trattato di Lisbona, all’articolo 13, riconosce gli animali come esseri senzienti. Ma i giudici hanno spiegato che l’ambito di applicazione di quell’articolo riguarda soltanto alcune aree, come agricoltura, pesca e ricerca, ma non include con chiarezza il trasporto aereo.

In mancanza di una legislazione specifica, quindi, resta valido quanto stabilito dalle convenzioni sui trasporti, e cioè: se l’animale viaggia in stiva, è trattato come bagaglio. Anche se ha un cuore che batte.

Qualcosa sta cambiando?

Nonostante il caso lasci l’amaro in bocca, alcuni segnali di cambiamento stanno emergendo. Pochi mesi fa, Ita Airways ha sperimentato un volo tra Milano e Roma dove due cani di taglia media hanno potuto viaggiare in cabina senza trasportino. L’esperimento ha destato entusiasmo e ha alimentato speranze per una riforma delle regole attuali.

A bordo di quel volo c’erano figure chiave come il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e la presidente dell’intergruppo parlamentare per i diritti degli animali. Un messaggio forte: volare con animali in cabina, a fianco del passeggero, potrebbe diventare presto una realtà standard.

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La scelta dei proprietari: sicurezza o rischio?

Molti proprietari, davanti alla prospettiva di far viaggiare il loro animale nella stiva dell’aereo, finiscono per rinunciare del tutto al volo. Preferiscono optare per traghetti o viaggi in auto, per evitare ai loro amici a quattro zampe un’esperienza spesso stressante, talvolta anche traumatica.

L’episodio della cagnolina scomparsa non farà altro che rafforzare questo tipo di prudenza. Non si tratta solo di un animale. Si tratta di affetto, compagnia, sicurezza emotiva. Trattare tutto ciò come un bagaglio è qualcosa che molte persone trovano inaccettabile.

Conclusioni: un appello al cambiamento

Questo caso ha acceso i riflettori su un vuoto normativo che colpisce i viaggiatori più affezionati ai loro animali. Oggi si può perdere il proprio cane in aeroporto e sentirsi dire che è come aver smarrito una valigia. Davvero vogliamo accettarlo?

La speranza è che, da questa ingiustizia, nasca una presa di coscienza collettiva. E che il benessere degli animali diventi finalmente un criterio prioritario anche nel trasporto aereo. Per tutti quei passeggeri che non viaggiano soli, ma insieme a qualcuno che occupa un posto speciale nel loro cuore.

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Luca M.
Luca M.

Luca M. è un appassionato di animali e scrittore freelance. Con oltre dieci anni di esperienza nel mondo del blogging, si dedica a condividere consigli e storie sulla salute e il benessere degli animali domestici. Nel suo tempo libero, ama passeggiare nei parchi con il suo labrador.