Aspetta 2 anni il cane guida, ma non può entrare: «Calpestano i nostri diritti»

Attendere due anni per ricevere un cane guida e poi vedersi negato l’accesso a un luogo pubblico. Sembra un paradosso, eppure è ancora una realtà quotidiana per molte persone cieche o ipovedenti in Italia. Dietro questa esperienza c’è molto più di una semplice frustrazione: è una vera e propria violazione dei diritti fondamentali.

Il cane guida: molto più di un aiuto

Un cane guida non è solo un amico fidato o un supporto pratico. È un compagno di vita essenziale per chi non può vedere. Permette di muoversi in autonomia, attraversare la strada in sicurezza, salire su un mezzo pubblico con fiducia. È, come lo definisce l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI), un “ambasciatore di umanità e inclusione”.

Eppure, nonostante il suo ruolo fondamentale, il cane guida si scontra ancora troppo spesso con barriere culturali ed economiche. La Giornata nazionale del cane guida, celebrata ogni 16 ottobre, serve proprio a ricordare quanto ancora ci sia da fare.

Diritti sulla carta, ma non sempre rispettati

La legge italiana prevede che i cani guida possano accedere liberamente a ogni luogo pubblico: mezzi di trasporto, negozi, ristoranti, strutture ricettive, persino chiese. Ma nella pratica, molte porte continuano a chiudersi. Alcuni locali negano l’ingresso. Su autobus e aerei non mancano le difficoltà. E chi paga le conseguenze sono proprio le persone con disabilità visiva.

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L’UICI denuncia che le norme esistono, ma sono troppo spesso ignorate o applicate in modo superficiale. Questo porta a quotidiane discriminazioni. Non vedere non significa essere invisibili, eppure la società appare ancora sorda – e a volte, paradossalmente, cieca – di fronte a queste richieste di normalità.

Tempi d’attesa lunghissimi per un cane guida

Ottenere un cane guida in Italia può richiedere fino a due anni di attesa. Un tempo lunghissimo se si considera quanto un animale così addestrato possa trasformare la vita di chi non vede. Il problema principale? La mancanza di cani e di risorse per formarli.

Attualmente, in Italia, ci sono solo cinque scuole riconosciute per addestrare cani guida. La formazione è un processo intenso e complesso che include:

  • Selezione accurata del cucciolo, da razze idonee come labrador o golden retriever
  • Affidamento temporaneo a famiglie volontarie (i cosiddetti “puppy walker”)
  • Ritorno nella scuola per l’addestramento professionale
  • Assegnazione personalizzata alla persona non vedente

Il tutto ha un costo importante: ogni cane guida può costare dai 25 ai 30 mila euro. Una spesa che non può e non deve ricadere sul destinatario finale.

Investimenti e inclusione: le richieste all’istituzioni

Per colmare il divario tra domanda e offerta, servono più fondi pubblici e privati, più strutture, più addestratori. Oggi la maggior parte delle risorse proviene da donazioni, sponsor aziendali o enti locali, ma non sono sufficienti.

Proprio per questo durante il 16 ottobre, una delegazione dell’UICI è stata ricevuta alla Camera dei Deputati dal presidente Montecitorio, Lorenzo Fontana. Con loro, 16 cani guida, i loro conduttori e addestratori. L’obiettivo? Chiedere impegni concreti per migliorare l’accessibilità, i finanziamenti e il rispetto delle leggi esistenti.

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Un cane guida è un diritto, non un lusso

L’UICI lo dice chiaramente: “I diritti non sono un privilegio per pochi, ma una garanzia per tutti”. Un cane guida non deve essere un’opzione solo per chi può permetterselo. Deve essere garantito a chi ne ha reale bisogno, per vivere con autonomia e dignità.

Il rispetto per le persone non vedenti passa anche da gesti piccoli ma importanti: accogliere un cane guida su un tram, in un bar, in un hotel. Mettere la museruola non basta: serve educazione e sensibilità da parte della società intera.

Dopo la giornata, la battaglia continua

La Giornata nazionale del cane guida non è un punto d’arrivo, ma di partenza. Nei giorni successivi, le sedi UICI in tutta Italia organizzeranno eventi, dimostrazioni e incontri per formare e informare. La cultura dell’inclusione passa anche da queste occasioni pubbliche, dove si impara con l’esperienza diretta e il contatto umano.

L’obiettivo a lungo termine? Una società dove nessuno venga lasciato indietro. Dove un cane guida non debba bussare due volte per entrare. Dove i diritti siano davvero “in movimento” – ogni giorno e in ogni luogo.

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Luca M.
Luca M.

Luca M. è un appassionato di animali e scrittore freelance. Con oltre dieci anni di esperienza nel mondo del blogging, si dedica a condividere consigli e storie sulla salute e il benessere degli animali domestici. Nel suo tempo libero, ama passeggiare nei parchi con il suo labrador.